Esperienza missionaria in Malawi

C’è chi decide di trascorrere l’“estate in missione” come opportunità per conoscere una cultura diversa dalla propria e per rendersi in qualche modo utile a chi è nel bisogno. Per don Riccardo Paltrinieri, la permanenza in Malawi, dal 2 al 30 agosto scorsi, ha significato qualcosa in più: una vera e propria esperienza di Chiesa, perché vissuta soprattutto come presbitero, in una sintonia di spirito e di intenti con la zia Germana, missionaria FALMI da 42 anni in Malawi come medico, la consorella Anna e le due giovani malawiane in formazione Felesia e Marta.

Ospite presso la loro casa, nel cortile dell’ospedale di Lunzu, ogni mattina nella Chiesa della struttura il giovane sacerdote ha presieduto la messa e predicato in inglese per le religiose, il personale e quanti desideravano partecipare, imparando, inoltre, alcune parole in chichewa, l’idioma locale. “Nel corso della mia visita in Malawi un momento molto importante è stata la messa quotidiana e l’annuncio della parola di Dio. Poter pregare e celebrare con loro mi ha dato l’opportunità di cogliere e di fare emergere ciò che nel Vangelo poteva illuminare il nostro stare insieme, e così sperimentare una vicinanza e una comunione nel Signore”.

Partendo dalla Chiesa dell’ospedale, poi, ogni giorno don Riccardo ha partecipato a numerosi appuntamenti ecclesiali e non: “un matrimonio, un funerale, la professione solenne di due giovani frati cappuccini malawiani, la consacrazione di una chiesa nuova, le inaugurazioni di pozzi e di asili, poi il 25° di professione religiosa, nella congregazione dei Padri Monfortani, dell’Arcivescovo della Diocesi di Blantyre, a cui appartiene la parrocchia di Lunzu – spiega -. È stato un agosto davvero intenso, pieno di occasioni. Ho potuto conoscere e parlare con diversi sacerdoti, per cercare di capire come vivono e testimoniano il Vangelo in quel contesto. Ho visto e apprezzato come, nonostante le chilometriche distanze da percorrere a piedi, sia ampia e vivace la partecipazione alla messa, che è per queste comunità un vero e lungo momento di festa, con canti e danze. Mi hanno accolto tutti con grande calore – precisa – e sono rimasto davvero colpito dalla loro straordinaria ospitalità”.

Certo, le difficoltà non sono mancate, ad esempio nell’adattarsi a non avere acqua ed elettricità in modo continuativo, nei lunghi viaggi su strade sterrate, nel confrontarsi con abitudini di vita e stili di preghiera diversi. Tutto questo, che è, per così dire, il pane quotidiano della missione, sottolinea don Riccardo, “mi ha aiutato a capire quanto sia importante un atteggiamento di umiltà e servizio. Ammetto che di primo istinto ti viene da cercare soluzioni ai tanti problemi, ma poi è emersa la necessità di dare maggiore spazio all’ascolto e alla comprensione; mi sono proprio chiesto cosa mi potevano insegnare, in un profondo spirito di condivisione”.


Nelle carceri una lezione di umanità

E davvero tanto ha imparato don Riccardo, già in servizio come cappellano a Rebibbia, dalla visita alle carceri insieme ad Anna Tommasi. “Porterò sempre nel cuore e nelle preghiere le persone che ho incontrato. Emozionante la S. Messa nel carcere di massima sicurezza di Zomba con canti in chichewa, in inglese e persino in latino! Il servizio consisteva principalmente nel portare, insieme ad Anna e ad altri volontari, cibo, indumenti, sapone, qualche medicina, per alleviare le condizioni dei detenuti. Ma, pur nella semplicità dell’aiuto offerto, devo riconoscere che aver passato del tempo con loro, in quei luoghi, in quelle situazioni, tra i loro problemi e le loro richieste, è stata una tra le esperienze evangeliche più significative che ho finora vissuto. In verità non è facile descrivere questa esperienza, o confrontarla con quella che ho fatto a Rebibbia, perché è stata proprio differente, complessa, oserei dire, per certi versi, paradossale. Ho visto e toccato con mano tanta miseria e sofferenza, ma, allo stesso tempo, anche la forza d’azione della carità e i suoi mirabili frutti. Ad esempio nel carcere giovanile di Bvumbwe, dopo la celebrazione della S. Messa domenicale, abbiamo festeggiato quelli che hanno superato l’esame di maturità, o Graduation. È stato un momento speciale, toccante, di grande commozione”.


Compagni di viaggio

Ma qual è l’insegnamento più grande che don Riccardo ha portato con sé dal Malawi? “Una delle prime cose che ho notato – afferma – è che là tutti camminano, sempre e dovunque. I piedi sono di fatto il principale mezzo di trasporto: si cammina per raggiungere le diverse destinazioni, per cercare un lavoro alla giornata, per portare a casa del cibo o dell’acqua… Così ho realizzato che loro sanno molto meglio di noi cosa significhi camminare, il valore che risiede nella fatica del cammino. E tutto questo – sottolinea – si può applicare perfettamente alla vita di fede, perché chi vuole seguire Gesù deve mettersi in cammino. Dunque, come ho detto diverse volte agli amici del Malawi, aggiustando pian piano la pronuncia, TIYENDE PAMODZI, cioè camminiamo insieme! Un invito, questo – conclude don Riccardo -, che desidero portare, d’ora in poi, anche tra le nostre comunità e tra i nostri gruppi ecclesiali”.

Don Riccardo Paltrinieri

Our young friends

It has already become a tradition that in the months of June-July we welcome friends , old and new, from Scotland. Most of them are students accompanied by some of their teachers. We have seen them grow in age and knowledge now that some of them are university students in their first second or third year.  This shows the power of education  and practical reaching out at an early age.

I am always so astonished to see these young people coming to Malawi with the only aim to give a helping hand, to share what God has given them with their friends here, to offer dignity, respect and love to prisoners. No tourist visits, on their programme, only schools, disabled children camp, visits to prisons. And they take all this very seriously!! They are fundraising the whole year to be able to help the most vulnerable people in Malawi.

And that very boys and girls love an elderly sister is also very surprising! They are so kind to me and joyfully helping in whatever they can to relieve the suffering of sick prisoners, young offenders,  women and children.

On July 1st , the whole group from St. Margaret’s High came to our headquarters within St.Pius X Parish’s premises. We are so happy and honoured to welcome our visitors. And after lunch they ask me to sit and they come with their contributions for different projects. Sophie and Zoe handed over the money for a nursery school, Aoife, Rebecca, Rachel, Melissa, Victoria, Natalie had the money for the orphanage play park. They also gave a big contribution  towards a lawyer’s course for one of our staff, Martin Banda. And then more help bail applications etc.

How could I forget the shopping in a wholesale shop with Lauren, Daniel, Carly and Rebecca?  There they were, counting hundreds of thousands of kwacha and adding more items. It was indeed touching for me!!! With them we visited Mulanje prison to handout 250 blankets and special food items for prisoners whose health had deteriorated to the point that they could hardly stand and walk. About two hundred of severely emaciated  young men, with just a few rags on their bodies, in spite of the cold season, and no blanket for the night.

On Sunday afternoon of July 3rd my car was fully packed with blankets, sugar, dry fish, soap and all the clothes the young people could get from their friends. It took time before we could literally squeeze in Daniel, Carly, Rebecca and Lauren. Our distribution went on very smoothly and the emaciated prisoners could hardly believe that they were holding a  full packet of  sugar of one kg. I usually give half. They were delighted to receive anew blanket from the hands of lovely girls. Some were literally falling on their knees to show their gratitude.

Also the visit to Zomba Maximum Security Prison was a very memorable time. The inmates on death row recognized them and were so happy to see these young people back to visit them.  Our youth are really able to do great things!!!

I had mentioned my 50th anniversary of consecration to God in one of my e-mails long before June and when Lauren came to spend some days with us she had  a lovely wrist watch and a beautiful card for me for my golden jubilee.

When you mention golden jubilee you come to think of elderly people, of a long past, but gold reminds us also of brightness, of preciousness, of mature wheat field ready to reap. Well I feel all this is true and present in my life. I am elderly  by birth date, but I feel young and still have dreams  and hopes for the future. God’s merciful love has accompanied me during these long fifty years  and has made my life precious and has brightened my days. He has given me much more than I could even think of and I joyfully give thanks and praise to Him.

Giubileo nel giubileo

Proprio così,  perché mentre in tutta la chiesa celebriamo il giubileo della misericordia io vivo anche il mio “golden jubilee”,  giubileo d’oro, come lo chiamano gli inglesi. Ho quindi un motivo in più per celebrare l’amore misericordioso di Dio che mi ha chiamata a seguirlo e mi ha sostenuta lungo tutti questi 50 anni di vita missionaria. La fedeltà alla chiamata è dono suo, è pura grazia, è manifestazione della sua misericordia che non tiene conto della nostra pochezza o dei nostri limiti, ma chiede solo un cuore aperto per a accoglierla e la disponibilità a donarla.

“Celebrate il Signore perché è buono, eterna è la sua misericordia”, recita il salmo 135, il grande inno pasquale, che esprime pienamente i sentimenti del mio cuore. Alle grandi opere compiute da Dio per il Popolo Eletto, posso sostituire tutto ciò che Egli ha fatto per me durante questi 50 anni e cantare tutta la mia gratitudine. Egli mi ha chiamato fin dalla mia giovinezza…..mi ha inviata come sua missionaria…..mi ha sostenuta nelle prove….. mi ha consolato nel dolore….perché eterna è la sua misericordia. Il mio salmo può continuare a lungo per lodare, ringraziare e benedire.

Veramente il Signore compie meraviglie nonostante le nostre miserie, i nostri limiti, le nostre debolezze, i nostri peccati. Quanto è consolante sentirsi perdonati, amati, avvolti nella sua misericordia senza limiti. A me piace considerare la mia lunga vita come una splendida giornata benedetta da Dio e resa piena dalla sua presenza amorosa.

La vita missionaria in Tanzania, iniziata a 24 anni, come un’alba radiosa, carica di aspettative, di sogni e di speranze.  Poi venticinque anni trascorsi a Roma, principalmente per un  servizio fraterno, come il meriggio che riscalda e fa maturare. Ora, in età avanzata, vedo la mia vita qui in Malawi come un meraviglioso tramonto carico di fuoco, come quelli che spesso contemplo tornando a casa la sera, il fuoco del suo amore per me, per i bambini di cui mi prendo cura, per i carcerati, per i poveri, per tutti coloro che incontro sul mio cammino.  Che questo fuoco possa bruciare fino all’ultima ora della mia vita!

Con S. Paolo posso ripetere “A Colui che ha il potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, a Lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni nei secoli dei secoli. Amen” (Ef. 3, 20-21)