La missionaria Anna Tommasi

In Malawi la missionaria Anna Tommasi prosegue l’opera

di sostegno e recupero nelle carceri per adulti e minori.

Anche noi possiamo aiutare a rendere più dignitosa la

vita dei detenuti.

Il sistema carcerario è un grave problema da noi ma, nei paesi poveri, è spesso drammatico ed è uno dei tanti fronti di intervento dei nostri missionari. “A volte mi sembra di affogare in un mare in tempesta, ma poi riprendo coraggio e insieme

ai detenuti cerchiamo di trovare le giuste soluzioni alle difficoltà più impellenti.

La direzione del carcere mi lascia la massima libertà di azione e possotrattenermi quanto voglio con i detenuti.

Da parte mia cerco di lavorare con rispetto, senza gridare o fare denunce, per non farmi chiudere le porte in faccia e

perdere la possibilità di dare coraggio e speranza ai tanti detenuti che possono contare solo sulla mia presenza”.

Con queste parole Anna Tommasi, missionaria Falmi, in Malawi insieme a Germana Munari, ci da un’idea di come vive questa difficile situazione nei due carceri dove presta il suo servizio.

 

Chicchiri: il carcere degli adulti

Sfiora i 2 mila detenuti, tutti giovani uomini, di cui solo 500 sono impegnati in qualche attività : scuola, cucina, orto, pulizie, ecc. mentre tutti gli altri passano giorni, mesi e anni in ozio assoluto. Mancano gli spazi per dormire, due terzi di loro dalle 15.30 del pomeriggio vengono rinchiusi nelle grandi celle rimanendo seduti stipati uno accanto all’altro, per mancanza di spazio per distendere il corpo, fino alle 7 del mattino e spesso saltano anche l’unico pasto giornaliero a base di polenta e grosse lenticchie.

Le persone in attesa di giudizio sono tante e sono le meno fortunate specialmente se stanno male: la polizia tarda a venire a prenderle, oppure non viene per niente, o le ributta in carcere anche se stanno morendo.

“Ho visto un giovane uomo morire sotto il sole riportato poco prima a Chichiri dalla polizia. Spesso vengono gettati in prigione venditori ambulanti perchè non riescono a pagare una multa di 2,50 euro (500 kwacha) o poco di più. Quando

mi informano mando qualcuno a pagarla per farli uscire…” spiega Anna.

 

Bvumbwe: il carcere minorile

Era ed è una triste realtà che i ragazzi in attesa di giudizio o già processati e sparsi nelle varie carceri siano oggetto di sfruttamento da parte di detenuti adulti, così nel 2005 il carcere di Bvumbwe è diventato “Rehabilitation Centre for Young Offenders” riunendo tutti i giovani dai 15 ai 22 anni.

L’ignoranza e il crimine vanno a braccetto, infatti sono ragazzi poverissimi, orfani o con genitori separati, che non hanno mai frequentato la scuola primaria.

Vi sono sì casi di detenzione per rissa, violenza sessuale, omicidio colposo dovuto ad ubriachezza, ma vi sono tanti casi in cui qualcuno ruba qualcosa al datore di lavoro per disperazione perché non lo paga e si ritrova a scontare una condanna a 5 anni di carcere.

 

Riabilitazione:  Il progetto scuola

Toccata nel profondo dell’animo, Anna chiede alla direzione di poter iniziare il progetto scuola, inviando la sua proposta al “Chief Commissioner for Prisons” che ben volentieri le concede il permesso così, prima della fine del 2005, inizia i corsi regolari per la scuola primaria.

Successivamente anche quelli per la scuola secondaria e quest’anno, per la prima volta, ci sono ragazzi del terzo anno di

scuola superiore. Con il contributo della Caritas Italiana fa costruire due stanze e un cortile interno dove i ragazzipossono apprendere un mestiere, mentre una viene adibita a biblioteca e custodia  del materiale scolastico, dove i ragazzi stessi  costruiscono scaffali tavolo, armadi. Mentre, a quelli che non frequenterebbero con profitto la scuola, viene insegnato il lavoro del falegname, sarto e lattoniere.

L’altro ambito di riabilitazione importante è quello dello sport: pallavolo e calcio, realizzando alcune uscite con i ragazzi arriva ad inserirli nel torneo distrettuale; ovviamente tutta la spesa è a carico di Anna.

Chiaramente la missionaria spende la maggior parte delle sue energie nel carcere minorile di Bvumbwe, ma anche nel carcere di Chichiri ha dato inizio a corsi professionali per chi ha già un diploma di scuola superiore.

Infatti molti detenuti sono usciti con il loro diploma in Hotel Managment, Marketing, Education, Accountancy ecc.

Ora ha preso accordi con il ministero della pubblica istruzione perché gli apprendisti falegnami e meccanici possano fare gli esami di teoria e pratica all’interno del carcere.

La strada da percorrere è ancora tanta perché vengano rispettati i diritti fondamentali di chi è privo della libertà e per assicurare la dignità che si deve ad ogni essere umano, ma Anna è lì, pronta, con la sua fede come compagna ad affrontare le avversità di questo lungo cammino.

Costruzione scuole materne rurali

Questo progetto ha avuto inizio nel 2002 con l’arrivo di Anna in Malawi. In quell’anno ha infatto costruito la scuola materna del villaggio di Mazale, a circa 6 km dalla sede Falmi. A questa prima scuola materna se ne sono aggiunte,  poco a poco, molte altre.

In molti villaggi i bambini si radunano sotto un albero, o sotto una tettoia di paglia  oppure in qualche alloggio provvisorio. Questo crea problemi per la frequenza, specialmente durante la stagione delle piogge e quella fredda.

Con le donazioni e la collaborazione della gente del luogo Anna è riuscita a costruire 40 scuole materne.

I genitori preparano i mattoni e li cuociono, scavano le fondamenta, portano la sabbia e l’acqua che servono per la costruzione.  Con le donazioni ricevute Anna compera il cemento, la calce, il legname, gli infissi e paga la manodopera ai muratori (lavoratori della co-operativa).

 

La struttura delle scuole materne è molto semplice: due / tre aule, in base al numero dei bambini,  un piccolo ufficio, i gabinetti, la cucina e la veranda. Il costo attuale  è di circa € 3500.

Solo qualche asilo ha i banchi. Nella maggior parte delle strutture i bambini giocano, colorano e imparano le prime nozioni di lettura seduti per terra.

 

Ogni scuoletta ha un comitato di dieci membri, scelti dalla gente del villaggio, con il compito di farla funzionare.  I bambini si riuniscono solo la mattina e le insegnanti prestano il loro servizio gratuitamente.

Queste scuole materne sono sorte grazie alla buona volontà della popolazione e vogliono essere una piccola risposta al grande problema dei bambini, soprattutto quelli orfani, nella maggior parte dei casi a motivo del flagello dell’AIDS. Nella scuoletta del villaggio ricevono la loro prima educazione e qualcosa da mangiare.

 

Da oltre quattro anni Anna ha costituito un coordinamento tra tutti gli asili per seguirne lo sviluppo, incrementare l’insegnamento e avere un programma comune. Si tengono incontri regolari con le insegnanti e i vari rappresentanti delle scuole.

 

Molti villaggi hanno chiesto di essere inseriti nel progetto e sono in lista d’attesa fino a che non arriveranno nuove donazioni.