Battesimi

Oggi, 22 gennaio, per i detenuti cattolici del carcere di Chichiri (1876 detenuti questa mattina) è stata una giornata speciale.  Infatti cinque uomini e due donne hanno ricevuto il battesimo  durante la S. Messa celebrata dal cappellano del carcere.

Motivazioni diverse hanno portato questi giovani uomini e donne (eccetto un uomo sulla sui sessanta) ad entrare a far parte della chiesa cattolica durante la loro detenzione. Qualcuno aveva sempre pregato nella chiesa cattolica, ma non aveva seguito il periodo richiesto di preparazione con incontri settimanali di catechesi nelle rispettive parrocchie. Il carcere ha offerto loro l’occasione per farlo. Il detenuto più anziano frequentava gli avventisti del settimo giorno, ma entrato in carcere ha cominciato a pregare con  i cattolici e a seguire le istruzioni fino ad arrivare al battesimo.

Battesimo uomini. Per tutti una camicia bianca, la veste candida del Battesimo

Una delle due donne era musulmana e certo non avrebbe dovuto finire in carcere perché non ha commesso nessun reato se non quello di legittima difesa. Aveva una relazione con un uomo violento, che conosco bene anch’io. Un giorno, durante una lite l’ha presa per il collo e lei per difendersi gli ha morsicato per bene il mignolo. L’uomo è andato dalla polizia (sono amici suoi) e ha fatto tutti i passi necessari perché fosse portata in tribunale e condannata. La corruzione esiste ovunque a tutti i livelli. Così Chipiriro (questo il suo nome fino a questa mattina) è entrata in carcere con i segni di graffiature sul collo per scontare una pena di due anni mentre il marito se ne sta libero e contento di averla fatta mettere in prigione.  Durante questo tempo di detenzione ha intessuto rapporti di amicizia con le altre detenute cattoliche e ha cominciato a pregare con loro. Pian piano è nato in lei il desiderio di farsi cattolica è oggi è stata battezzata con il nome di Gloria. Per lei, una ingiusta condanna si è trasformata in una scelta di vita nuova certamente non facile quando tra poco tornerà a casa.

Battesimo di Gloria

Il coro e tutti i presenti hanno cantato con entusiasmo e con gioia  ad ogni passo della cerimonia: Siete stati chiamati da Gesù…..Gesù è la mia forza…..Gesù è la mia luce…… Non sono più schiavo del maligno…. Io sono cristiano, questo nome è carico di gioia, di  onore e di forza! Prego per loro affinché sia sempre così.

Anna Tommasi

Football sponsor? Sì, e con orgoglio!!!

Perché credo nel valore riabilitativo dello sport nell’ambito delle carceri dove ci sono centinaia di giovani che vorrebbero e potrebbero giocare, ma non hanno nemmeno un pallone e tantomeno un incentivo se non in qualche occasione sporadica, forse una volta all’anno da parte di qualcuno.

Nel carcere di Chichiri che oggi conta 1994 detenuti, ci sono 10 squadre, una per ogni cella, grandi stanzoni con più di 200 detenuti stipati come sardine.  Sono ben organizzati e ogni tanto vengono da me per chiedere un torneo di calcio in modo da tenersi impegnati e sgranchire le gambe, come mi dicono.  Rimando magari la loro richiesta di qualche tempo, ma poi cedo e dico di cominciare a giocare.

Qualche giorno fa ho detto di organizzare il torneo dell’Anno Nuovo sia nel carcere di Chichiri che in quello di massima sicurezza di Zomba e il movimento è già cominciato. Sono passata ieri e pareva di essere allo stadio tanti erano i tifosi delle due squadre e il baccano che facevano. Erano i quarti di finale. Gioivo dentro di me pensando che il corrispondente di un pranzo (60-70 euro) può portare tanto entusiasmo e far sentire vive centinaia di persone giovani che passano giorni e mesi nell’ozio.

Premiazione nel carcere di Chichiri – Blantyre

A Chichiri giocano in un cortile interno tra muri e filo spinato perciò anche i palloni migliori non durano e sono sempre a chiederne dei nuovi. Li faccio comunque riparare da loro fino all’impossibile. Poi, ovviamente ne porto uno nuovo.

Nei primi giorni del nuovo anno ci sarà la premiazione delle squadre vincenti, del miglior calciatore, e via di seguito. Avranno un contributo anche gli organizzatori, gli arbitri, chi mette i pali della porta, che raccoglie il pallone e chi lo aggiusta.

Premiazione nel carcere di Chichiri – Blantyre

Nel carcere di Chichiri c’è pure una squadra che esce e gioca in tornei importanti, ma arrivano sempre a me per avere le divise, le scarpe,  il diesel e qualcosa da mangiare durante la trasferta.  Questi sono modi veramente efficaci di riabilitazione e, nonostante la libertà che possono avere in quelle occasioni, nessuno è mai scappato.

Forse c’è qualche squadra che potrebbe fare gemellaggio con le nostre del carcere e con pochi euro potrebbe far felici tanti giovani in attesa di iniziare una nuova vita.

Il Santo Natale 2016!

23Nella settimana precedente il Santo Natale abbiamo voluto far felici i bambini dei 27 asili che hanno lavorato bene durante l’anno 2016. Il totale dei bambini superava i 1800! E’ stata una maratona, ma ben riuscita che ha portato gioia a tanti bambini e incoraggiato le insegnanti e i comitati scolastici.

Un bel piatto di riso con carne e verdura, un bicchiere di aranciata e un pacchettino di biscotti non sono cose che i bambini dei villaggi mangiano sovente. Molti di loro mai.

La generosità dei nostri benefattori ci ha dato la possibilità di portare gioia a tutti i nostri piccoli Gesù. Del resto egli ha detto che qualunque cose facciamo ai più piccoli la facciamo a lui stesso.

Basta poco per rendere il mondo più bello e fraterno!!!

Riflessioni di una tranquilla domenica di dicembre

Sono qui seduta nel nostro soggiorno e mi godo il presepio che ho fatto ieri, cosa molto eccezionale perché di solito devo correre per finirlo alla vigilia di Natale. Quest’anno invece ho fatto le cose per tempo. Si può sempre migliorare nonostante l’età!!!!

Ho tante e-mail da inviare e risposte da dare, ma dentro ho una segreta speranza che venga una certa ragazzina alla quale ho dato l’eucaristia durante la S. Messa. Indossava un vestito che le ho dato tempo fa, ma era a piedi nudi, nemmeno un paio di ciabattine.  E’ una ragazzina minuta e piccoletta per i suoi 14 anni, ma non potrebbe essere diversamente dal momento che spesso non sa nemmeno cosa mangiare insieme alle sue due sorelle più piccole di 8 e 5 anni.

Non ho chiesto se il padre è morto oppure ha lasciato la famiglia. La mamma  invece ha problemi mentali perciò ha lasciato la casa e vive qui al mercato di Lunzu. I due fratelli più grandi stanno presso famiglie buone che li hanno accolti mentre le tre bambine vivono da sole. Teresa, la più grande, fa da mamma anche se è lei stessa una bambina. Frequenta la prima media e mi ha detto che a scuola va bene. Incredibile per una situazione del genere!!!

E’ venuta a casa nostra per chiedere i vestiti per Natale e le scarpe. Mi ha fatto piacere rivederla e tra le cose che ho nell’armadio dei poveri ho trovato una bella gonna e delle magliette in tinta, un paio di ciabattine e indumenti per le sorelle più piccole. Mancavano però le scarpe e allora le ho dato un po’ di soldi per comprarsele. Le ho detto di tornare il giorno di Natale per ricevere riso e uova per il pranzo, cosa per lei irraggiungibile. Le ho chiesto se incontrava la mamma e mi ha risposto che l’aveva vista dopo la Messa al mercato, la riconosce, ma non intende tornare a casa. Le ho chiesto di venire con lei martedì quando vado in città per portarla alla clinica psichiatrica e vedere se con una cura potrebbe migliorare.

Teresa ha raccolto tutti suoi doni e prima di ripartire ha chiesto una palla perché l’avevo appena data ad  altre due bambine. Voleva giocare, nonostante tutto!!! Mai in vita sua ne aveva avuta una. Le ho dato due palline da tennis, ma le ha ricevute come se fossero state le palle più belle del mondo. Immagino la gioia delle sorelle al suo arrivo a casa!

E’ questo il vero senso del Natale, della venuta di Gesù nei più piccoli e poveri per darci la possibilità di accoglierlo, di vestirlo, di sfamarlo, di farlo godere!

Anna

I pozzi

Ancora si beve acqua raccolta in queste pozze. La trivellazione di un pozzo è un evento importante per il villaggio:

Questo è il dono di una mamma in ricordo del figlio deceduto.

Auguri per un santo Natale – 2016

La venuta di Gesù nel Santo Natale sia dono di amore, di gioia di pace e di speranza,  per ciascuno di voi. E’ questa la preghiera dei nostri bambini.

 

 

Carissimi Amici e Benefattori tutti,

Iniziamo oggi il tempo di gioiosa attesa della nascita del nostro Salvatore  nella grotta di Betlemme. Così, pensando alla nascita di Gesù in tanta povertà, mi viene spontaneo ricordare i nostri bambini altrettanto poveri e bisognosi di tutto.  Sono  oltre 5000 questi piccoli Gesù bambino che voi sostenete innanzitutto con il vostro amore, senza del quale nessun dono è possibile, e poi con il vostro aiuto concreto per la loro alimentazione quotidiana e altre necessità.

In questo anno 2016 abbiamo inaugurato cinque nuove scuole materne, donate da singoli o da gruppi, la sesta è in costruzione e un’altra si inizierà a costruirla a gennaio.  Con il vostro generoso contributo date ai bambini la possibilità di avere in un ambiente semplice e bello, adatto alla loro prima educazione. Un cambio radicale per loro abituati a ritrovarsi sotto un albero o sotto una tettoia di paglia, tra polvere e fango. E’ con orgoglio che i piccoli mi dicono che la nuova scuola è per loro!!

A molti dei nostri bambini abbiamo offerto anche acqua pulita facendo alcuni pozzi con a pompa a mano pozzi  e aggiustandone diversi che erano andati in disuso. Invece dell’acqua inquinata del fiume o delle pozzanghere ora i  bambini hanno acqua pulita e fresca.

L’amore compie grandi miracoli e le nostre 92 scuole materne ne sono una prova evidente. Chi mai avrebbe potuto pensare di aiutare tanti bambini? Le richieste però continuano ad arrivare e la lista d’attesa non finisce mai. Ogni tanto mi dicono che c’è un capo villaggio con il comitato dell’asilo che desiderano parlarmi. E la loro prima richiesta è sempre quella di entrare nel nostro progetto per poter assicurare ai bambini un semolino sostanzioso ogni giorno. Quest’anno è stato uno dei più duri per i poveri del Malawi perché la siccità ha fatto seccare i raccolti e da mesi soffrono la fame.

Oggi desidero esprimere nuovamente tutta la mia gratitudine, che sgorga dal profondo del cuore, per il vostro generoso sostegno, per il vostro affetto, per la vostra preghiera di cui ho sempre tanto bisogno. Siamo una grande, bella e feconda famiglia!!!! Sono certa che continuerete ad aiutarci anche nel prossimo anno per allargare, se possibile, il raggio della nostra carità operosa.

Il Natale sia per tutti noi tempo di grazia, di fraternità, di solidarietà. Per ciascuno di voi chiedo a Gesù Bambino i doni più belli e quello che il vostro cuore maggiormente desidera. Che il Nuovo Anno sia ricco di tanta pace e di ogni bene.

Anna Tommasi – Missionaria FALMI in Malawi

Amai achifundo

“Amai achifundo”, è il titolo che mi danno i carcerati qui in Malawi, e che possiamo tradurre con  “mamma misericordiosa, compassionevole,  amorosa”. Ovviamente è un titolo che scaturisce da quello che faccio per loro, ma per me è motivo di valutazione del mio operare all’interno delle carceri e di revisione dei miei atteggiamenti affinché quanto mi viene detto, con gioia e gratitudine dai carcerati,  corrisponda alla realtà e sia nella linea della manifestazione della misericordia del Padre verso tutti i suoi figli. C’è bisogno di revisione perché nella fatica e talvolta nello stress di aiutare in situazioni di grande miseria, fisica e morale, si corre il pericolo di non vedere il volto di Gesù in quei fratelli che ti assillano e ti fanno perdere la pazienza.

Una delle giornate più pesanti è quella della visita al carcere di massima sicurezza di Zomba  insieme altre due carceri più piccole di cui una per ragazzi.

I primi ad essere serviti sono gli oltre 450 detenuti sieropositivi e tubercolotici per i quali abbiamo un progetto nutrizionale mensile. Ogni volta si cerca di migliorare i metodi per la distribuzione, ma sempre c’è da combattere con gli infiltrati, con chi cerca di ricevere due volte, con chi viene con il cartellino di uno che è già uscito. Se non si è esigenti si finisce per dare a chi non è nella lista  e rimandare a vuoto i malati. E’ una gioia vedere che i sieropositivi veramente emaciati sono pochissimi in confronto al passato. Ai  più debilitati diamo sempre qualcosa in più per vedere che si riprendano in fretta.

Abbiamo un secondo gruppo che fa veramente spezzare il cuore. Non sono nella lista dei malati, ma molti di loro hanno problemi mentali, o sono anziani oppure hanno perso ogni senso di cura e dignità. Un pezzo di sapone, un paio di pesci secchi una scodella di farina speciale fa sbocciare dei sorrisi stupendi su volti quasi spenti.  Parecchi hanno cambiato aspetto nel giro di qualche mese con il poco che possiamo dare. Questi sono i più miserabili del carcere.

Sempre facciamo visita ai condannati a morte attraversando il cortile superiore del carcere dove mi seguono uno stuolo di carcerati per presentare i loro problemi. E lì ti senti veramente incapace di venir incontro sia pur minimamente. Per i 30 detenuti nel braccio della morte siamo si soli esterni a poterli visitare e ci attendono come loro familiari. Oltre al sapone, zucchero, pesce secco portiamo una parola di incoraggiamento e di speranza. Ora che due di loro hanno avuto la sentenza mutata in 24 anni dopo la revisione del processo, c’è un clima di maggior attesa e speranza per chi ancora non ha avuto la fortuna della revisione.

Alle donne facciamo sempre una visita breve a motivo del tempo. Sicuramente stanno meglio degli uomini anche a motivo del numero molto limitato. Ogni tanto persone di buona volontà portano aiuti vari facili da reperire per una trentina di donne rispetto ai 2.200 o più uomini.

Ultima tappa di Zomba è il reparto per carcerati all’interno dell’ospedale governativo, proprio di fronte alla prigione. Anche qui le necessità sono molte e le nostre risorse limitate, quindi diamo il nostro aiuto con una parola di conforto. A volte ci sono detenuti molto gravi ed è una grande pena vederli senza nessun familiare vicino. Se fossimo più vicini qualcosa di più potremmo fare, ma la distanza ce lo impedisce.  La legislazione del Malawi non prevede la scarcerazione in caso di malattia grave. Si può comunque trovare una via da seguire quando si riesce ad  avere possibilità di un avvocato.

Poi, quando si prosegue per Mikuyu, dove ci sono le altre due prigioni, sono sempre superate le 14 e quindi bisogna correre perché i detenuti vengono rinchiusi verso le 16.  Come arriva la macchina nel carcere giovanile si cominciano a sentire le urla dei ragazzi mentre si radunano tutti nel cortile. Iniziamo ovunque con una preghiera e poi si passa alla distribuzione. C’è sempre un pezzo di sapone a dello zucchero. Di tanto in tanto anche del pesce secco. Anche tra i ragazzi ci sono i sieropositivi quindi si radunano da soli per ricevere  un supplemento di generi alimentari. Non mancano mai ragazzi che hanno il corpo tutto pieno di piaghe e per loro offriamo medicamenti adatti e antibiotici.

Vale la pena faticare per portare gioia, speranza, fiducia in tanti fratelli lasciate spesso soli anche dalle loro famiglie. La nostra presenza è segno tangibile dell’amore di Dio per loro.

Esperienza missionaria in Malawi

C’è chi decide di trascorrere l’“estate in missione” come opportunità per conoscere una cultura diversa dalla propria e per rendersi in qualche modo utile a chi è nel bisogno. Per don Riccardo Paltrinieri, la permanenza in Malawi, dal 2 al 30 agosto scorsi, ha significato qualcosa in più: una vera e propria esperienza di Chiesa, perché vissuta soprattutto come presbitero, in una sintonia di spirito e di intenti con la zia Germana, missionaria FALMI da 42 anni in Malawi come medico, la consorella Anna e le due giovani malawiane in formazione Felesia e Marta.

Ospite presso la loro casa, nel cortile dell’ospedale di Lunzu, ogni mattina nella Chiesa della struttura il giovane sacerdote ha presieduto la messa e predicato in inglese per le religiose, il personale e quanti desideravano partecipare, imparando, inoltre, alcune parole in chichewa, l’idioma locale. “Nel corso della mia visita in Malawi un momento molto importante è stata la messa quotidiana e l’annuncio della parola di Dio. Poter pregare e celebrare con loro mi ha dato l’opportunità di cogliere e di fare emergere ciò che nel Vangelo poteva illuminare il nostro stare insieme, e così sperimentare una vicinanza e una comunione nel Signore”.

Partendo dalla Chiesa dell’ospedale, poi, ogni giorno don Riccardo ha partecipato a numerosi appuntamenti ecclesiali e non: “un matrimonio, un funerale, la professione solenne di due giovani frati cappuccini malawiani, la consacrazione di una chiesa nuova, le inaugurazioni di pozzi e di asili, poi il 25° di professione religiosa, nella congregazione dei Padri Monfortani, dell’Arcivescovo della Diocesi di Blantyre, a cui appartiene la parrocchia di Lunzu – spiega -. È stato un agosto davvero intenso, pieno di occasioni. Ho potuto conoscere e parlare con diversi sacerdoti, per cercare di capire come vivono e testimoniano il Vangelo in quel contesto. Ho visto e apprezzato come, nonostante le chilometriche distanze da percorrere a piedi, sia ampia e vivace la partecipazione alla messa, che è per queste comunità un vero e lungo momento di festa, con canti e danze. Mi hanno accolto tutti con grande calore – precisa – e sono rimasto davvero colpito dalla loro straordinaria ospitalità”.

Certo, le difficoltà non sono mancate, ad esempio nell’adattarsi a non avere acqua ed elettricità in modo continuativo, nei lunghi viaggi su strade sterrate, nel confrontarsi con abitudini di vita e stili di preghiera diversi. Tutto questo, che è, per così dire, il pane quotidiano della missione, sottolinea don Riccardo, “mi ha aiutato a capire quanto sia importante un atteggiamento di umiltà e servizio. Ammetto che di primo istinto ti viene da cercare soluzioni ai tanti problemi, ma poi è emersa la necessità di dare maggiore spazio all’ascolto e alla comprensione; mi sono proprio chiesto cosa mi potevano insegnare, in un profondo spirito di condivisione”.


Nelle carceri una lezione di umanità

E davvero tanto ha imparato don Riccardo, già in servizio come cappellano a Rebibbia, dalla visita alle carceri insieme ad Anna Tommasi. “Porterò sempre nel cuore e nelle preghiere le persone che ho incontrato. Emozionante la S. Messa nel carcere di massima sicurezza di Zomba con canti in chichewa, in inglese e persino in latino! Il servizio consisteva principalmente nel portare, insieme ad Anna e ad altri volontari, cibo, indumenti, sapone, qualche medicina, per alleviare le condizioni dei detenuti. Ma, pur nella semplicità dell’aiuto offerto, devo riconoscere che aver passato del tempo con loro, in quei luoghi, in quelle situazioni, tra i loro problemi e le loro richieste, è stata una tra le esperienze evangeliche più significative che ho finora vissuto. In verità non è facile descrivere questa esperienza, o confrontarla con quella che ho fatto a Rebibbia, perché è stata proprio differente, complessa, oserei dire, per certi versi, paradossale. Ho visto e toccato con mano tanta miseria e sofferenza, ma, allo stesso tempo, anche la forza d’azione della carità e i suoi mirabili frutti. Ad esempio nel carcere giovanile di Bvumbwe, dopo la celebrazione della S. Messa domenicale, abbiamo festeggiato quelli che hanno superato l’esame di maturità, o Graduation. È stato un momento speciale, toccante, di grande commozione”.


Compagni di viaggio

Ma qual è l’insegnamento più grande che don Riccardo ha portato con sé dal Malawi? “Una delle prime cose che ho notato – afferma – è che là tutti camminano, sempre e dovunque. I piedi sono di fatto il principale mezzo di trasporto: si cammina per raggiungere le diverse destinazioni, per cercare un lavoro alla giornata, per portare a casa del cibo o dell’acqua… Così ho realizzato che loro sanno molto meglio di noi cosa significhi camminare, il valore che risiede nella fatica del cammino. E tutto questo – sottolinea – si può applicare perfettamente alla vita di fede, perché chi vuole seguire Gesù deve mettersi in cammino. Dunque, come ho detto diverse volte agli amici del Malawi, aggiustando pian piano la pronuncia, TIYENDE PAMODZI, cioè camminiamo insieme! Un invito, questo – conclude don Riccardo -, che desidero portare, d’ora in poi, anche tra le nostre comunità e tra i nostri gruppi ecclesiali”.

Don Riccardo Paltrinieri

Our young friends

It has already become a tradition that in the months of June-July we welcome friends , old and new, from Scotland. Most of them are students accompanied by some of their teachers. We have seen them grow in age and knowledge now that some of them are university students in their first second or third year.  This shows the power of education  and practical reaching out at an early age.

I am always so astonished to see these young people coming to Malawi with the only aim to give a helping hand, to share what God has given them with their friends here, to offer dignity, respect and love to prisoners. No tourist visits, on their programme, only schools, disabled children camp, visits to prisons. And they take all this very seriously!! They are fundraising the whole year to be able to help the most vulnerable people in Malawi.

And that very boys and girls love an elderly sister is also very surprising! They are so kind to me and joyfully helping in whatever they can to relieve the suffering of sick prisoners, young offenders,  women and children.

On July 1st , the whole group from St. Margaret’s High came to our headquarters within St.Pius X Parish’s premises. We are so happy and honoured to welcome our visitors. And after lunch they ask me to sit and they come with their contributions for different projects. Sophie and Zoe handed over the money for a nursery school, Aoife, Rebecca, Rachel, Melissa, Victoria, Natalie had the money for the orphanage play park. They also gave a big contribution  towards a lawyer’s course for one of our staff, Martin Banda. And then more help bail applications etc.

How could I forget the shopping in a wholesale shop with Lauren, Daniel, Carly and Rebecca?  There they were, counting hundreds of thousands of kwacha and adding more items. It was indeed touching for me!!! With them we visited Mulanje prison to handout 250 blankets and special food items for prisoners whose health had deteriorated to the point that they could hardly stand and walk. About two hundred of severely emaciated  young men, with just a few rags on their bodies, in spite of the cold season, and no blanket for the night.

On Sunday afternoon of July 3rd my car was fully packed with blankets, sugar, dry fish, soap and all the clothes the young people could get from their friends. It took time before we could literally squeeze in Daniel, Carly, Rebecca and Lauren. Our distribution went on very smoothly and the emaciated prisoners could hardly believe that they were holding a  full packet of  sugar of one kg. I usually give half. They were delighted to receive anew blanket from the hands of lovely girls. Some were literally falling on their knees to show their gratitude.

Also the visit to Zomba Maximum Security Prison was a very memorable time. The inmates on death row recognized them and were so happy to see these young people back to visit them.  Our youth are really able to do great things!!!

I had mentioned my 50th anniversary of consecration to God in one of my e-mails long before June and when Lauren came to spend some days with us she had  a lovely wrist watch and a beautiful card for me for my golden jubilee.

When you mention golden jubilee you come to think of elderly people, of a long past, but gold reminds us also of brightness, of preciousness, of mature wheat field ready to reap. Well I feel all this is true and present in my life. I am elderly  by birth date, but I feel young and still have dreams  and hopes for the future. God’s merciful love has accompanied me during these long fifty years  and has made my life precious and has brightened my days. He has given me much more than I could even think of and I joyfully give thanks and praise to Him.