Il Santo Natale 2016!

23Nella settimana precedente il Santo Natale abbiamo voluto far felici i bambini dei 27 asili che hanno lavorato bene durante l’anno 2016. Il totale dei bambini superava i 1800! E’ stata una maratona, ma ben riuscita che ha portato gioia a tanti bambini e incoraggiato le insegnanti e i comitati scolastici.

Un bel piatto di riso con carne e verdura, un bicchiere di aranciata e un pacchettino di biscotti non sono cose che i bambini dei villaggi mangiano sovente. Molti di loro mai.

La generosità dei nostri benefattori ci ha dato la possibilità di portare gioia a tutti i nostri piccoli Gesù. Del resto egli ha detto che qualunque cose facciamo ai più piccoli la facciamo a lui stesso.

Basta poco per rendere il mondo più bello e fraterno!!!

Riflessioni di una tranquilla domenica di dicembre

Sono qui seduta nel nostro soggiorno e mi godo il presepio che ho fatto ieri, cosa molto eccezionale perché di solito devo correre per finirlo alla vigilia di Natale. Quest’anno invece ho fatto le cose per tempo. Si può sempre migliorare nonostante l’età!!!!

Ho tante e-mail da inviare e risposte da dare, ma dentro ho una segreta speranza che venga una certa ragazzina alla quale ho dato l’eucaristia durante la S. Messa. Indossava un vestito che le ho dato tempo fa, ma era a piedi nudi, nemmeno un paio di ciabattine.  E’ una ragazzina minuta e piccoletta per i suoi 14 anni, ma non potrebbe essere diversamente dal momento che spesso non sa nemmeno cosa mangiare insieme alle sue due sorelle più piccole di 8 e 5 anni.

Non ho chiesto se il padre è morto oppure ha lasciato la famiglia. La mamma  invece ha problemi mentali perciò ha lasciato la casa e vive qui al mercato di Lunzu. I due fratelli più grandi stanno presso famiglie buone che li hanno accolti mentre le tre bambine vivono da sole. Teresa, la più grande, fa da mamma anche se è lei stessa una bambina. Frequenta la prima media e mi ha detto che a scuola va bene. Incredibile per una situazione del genere!!!

E’ venuta a casa nostra per chiedere i vestiti per Natale e le scarpe. Mi ha fatto piacere rivederla e tra le cose che ho nell’armadio dei poveri ho trovato una bella gonna e delle magliette in tinta, un paio di ciabattine e indumenti per le sorelle più piccole. Mancavano però le scarpe e allora le ho dato un po’ di soldi per comprarsele. Le ho detto di tornare il giorno di Natale per ricevere riso e uova per il pranzo, cosa per lei irraggiungibile. Le ho chiesto se incontrava la mamma e mi ha risposto che l’aveva vista dopo la Messa al mercato, la riconosce, ma non intende tornare a casa. Le ho chiesto di venire con lei martedì quando vado in città per portarla alla clinica psichiatrica e vedere se con una cura potrebbe migliorare.

Teresa ha raccolto tutti suoi doni e prima di ripartire ha chiesto una palla perché l’avevo appena data ad  altre due bambine. Voleva giocare, nonostante tutto!!! Mai in vita sua ne aveva avuta una. Le ho dato due palline da tennis, ma le ha ricevute come se fossero state le palle più belle del mondo. Immagino la gioia delle sorelle al suo arrivo a casa!

E’ questo il vero senso del Natale, della venuta di Gesù nei più piccoli e poveri per darci la possibilità di accoglierlo, di vestirlo, di sfamarlo, di farlo godere!

Anna

I pozzi

Ancora si beve acqua raccolta in queste pozze. La trivellazione di un pozzo è un evento importante per il villaggio:

Questo è il dono di una mamma in ricordo del figlio deceduto.

Auguri per un santo Natale – 2016

La venuta di Gesù nel Santo Natale sia dono di amore, di gioia di pace e di speranza,  per ciascuno di voi. E’ questa la preghiera dei nostri bambini.

 

 

Carissimi Amici e Benefattori tutti,

Iniziamo oggi il tempo di gioiosa attesa della nascita del nostro Salvatore  nella grotta di Betlemme. Così, pensando alla nascita di Gesù in tanta povertà, mi viene spontaneo ricordare i nostri bambini altrettanto poveri e bisognosi di tutto.  Sono  oltre 5000 questi piccoli Gesù bambino che voi sostenete innanzitutto con il vostro amore, senza del quale nessun dono è possibile, e poi con il vostro aiuto concreto per la loro alimentazione quotidiana e altre necessità.

In questo anno 2016 abbiamo inaugurato cinque nuove scuole materne, donate da singoli o da gruppi, la sesta è in costruzione e un’altra si inizierà a costruirla a gennaio.  Con il vostro generoso contributo date ai bambini la possibilità di avere in un ambiente semplice e bello, adatto alla loro prima educazione. Un cambio radicale per loro abituati a ritrovarsi sotto un albero o sotto una tettoia di paglia, tra polvere e fango. E’ con orgoglio che i piccoli mi dicono che la nuova scuola è per loro!!

A molti dei nostri bambini abbiamo offerto anche acqua pulita facendo alcuni pozzi con a pompa a mano pozzi  e aggiustandone diversi che erano andati in disuso. Invece dell’acqua inquinata del fiume o delle pozzanghere ora i  bambini hanno acqua pulita e fresca.

L’amore compie grandi miracoli e le nostre 92 scuole materne ne sono una prova evidente. Chi mai avrebbe potuto pensare di aiutare tanti bambini? Le richieste però continuano ad arrivare e la lista d’attesa non finisce mai. Ogni tanto mi dicono che c’è un capo villaggio con il comitato dell’asilo che desiderano parlarmi. E la loro prima richiesta è sempre quella di entrare nel nostro progetto per poter assicurare ai bambini un semolino sostanzioso ogni giorno. Quest’anno è stato uno dei più duri per i poveri del Malawi perché la siccità ha fatto seccare i raccolti e da mesi soffrono la fame.

Oggi desidero esprimere nuovamente tutta la mia gratitudine, che sgorga dal profondo del cuore, per il vostro generoso sostegno, per il vostro affetto, per la vostra preghiera di cui ho sempre tanto bisogno. Siamo una grande, bella e feconda famiglia!!!! Sono certa che continuerete ad aiutarci anche nel prossimo anno per allargare, se possibile, il raggio della nostra carità operosa.

Il Natale sia per tutti noi tempo di grazia, di fraternità, di solidarietà. Per ciascuno di voi chiedo a Gesù Bambino i doni più belli e quello che il vostro cuore maggiormente desidera. Che il Nuovo Anno sia ricco di tanta pace e di ogni bene.

Anna Tommasi – Missionaria FALMI in Malawi

Amai achifundo

“Amai achifundo”, è il titolo che mi danno i carcerati qui in Malawi, e che possiamo tradurre con  “mamma misericordiosa, compassionevole,  amorosa”. Ovviamente è un titolo che scaturisce da quello che faccio per loro, ma per me è motivo di valutazione del mio operare all’interno delle carceri e di revisione dei miei atteggiamenti affinché quanto mi viene detto, con gioia e gratitudine dai carcerati,  corrisponda alla realtà e sia nella linea della manifestazione della misericordia del Padre verso tutti i suoi figli. C’è bisogno di revisione perché nella fatica e talvolta nello stress di aiutare in situazioni di grande miseria, fisica e morale, si corre il pericolo di non vedere il volto di Gesù in quei fratelli che ti assillano e ti fanno perdere la pazienza.

Una delle giornate più pesanti è quella della visita al carcere di massima sicurezza di Zomba  insieme altre due carceri più piccole di cui una per ragazzi.

I primi ad essere serviti sono gli oltre 450 detenuti sieropositivi e tubercolotici per i quali abbiamo un progetto nutrizionale mensile. Ogni volta si cerca di migliorare i metodi per la distribuzione, ma sempre c’è da combattere con gli infiltrati, con chi cerca di ricevere due volte, con chi viene con il cartellino di uno che è già uscito. Se non si è esigenti si finisce per dare a chi non è nella lista  e rimandare a vuoto i malati. E’ una gioia vedere che i sieropositivi veramente emaciati sono pochissimi in confronto al passato. Ai  più debilitati diamo sempre qualcosa in più per vedere che si riprendano in fretta.

Abbiamo un secondo gruppo che fa veramente spezzare il cuore. Non sono nella lista dei malati, ma molti di loro hanno problemi mentali, o sono anziani oppure hanno perso ogni senso di cura e dignità. Un pezzo di sapone, un paio di pesci secchi una scodella di farina speciale fa sbocciare dei sorrisi stupendi su volti quasi spenti.  Parecchi hanno cambiato aspetto nel giro di qualche mese con il poco che possiamo dare. Questi sono i più miserabili del carcere.

Sempre facciamo visita ai condannati a morte attraversando il cortile superiore del carcere dove mi seguono uno stuolo di carcerati per presentare i loro problemi. E lì ti senti veramente incapace di venir incontro sia pur minimamente. Per i 30 detenuti nel braccio della morte siamo si soli esterni a poterli visitare e ci attendono come loro familiari. Oltre al sapone, zucchero, pesce secco portiamo una parola di incoraggiamento e di speranza. Ora che due di loro hanno avuto la sentenza mutata in 24 anni dopo la revisione del processo, c’è un clima di maggior attesa e speranza per chi ancora non ha avuto la fortuna della revisione.

Alle donne facciamo sempre una visita breve a motivo del tempo. Sicuramente stanno meglio degli uomini anche a motivo del numero molto limitato. Ogni tanto persone di buona volontà portano aiuti vari facili da reperire per una trentina di donne rispetto ai 2.200 o più uomini.

Ultima tappa di Zomba è il reparto per carcerati all’interno dell’ospedale governativo, proprio di fronte alla prigione. Anche qui le necessità sono molte e le nostre risorse limitate, quindi diamo il nostro aiuto con una parola di conforto. A volte ci sono detenuti molto gravi ed è una grande pena vederli senza nessun familiare vicino. Se fossimo più vicini qualcosa di più potremmo fare, ma la distanza ce lo impedisce.  La legislazione del Malawi non prevede la scarcerazione in caso di malattia grave. Si può comunque trovare una via da seguire quando si riesce ad  avere possibilità di un avvocato.

Poi, quando si prosegue per Mikuyu, dove ci sono le altre due prigioni, sono sempre superate le 14 e quindi bisogna correre perché i detenuti vengono rinchiusi verso le 16.  Come arriva la macchina nel carcere giovanile si cominciano a sentire le urla dei ragazzi mentre si radunano tutti nel cortile. Iniziamo ovunque con una preghiera e poi si passa alla distribuzione. C’è sempre un pezzo di sapone a dello zucchero. Di tanto in tanto anche del pesce secco. Anche tra i ragazzi ci sono i sieropositivi quindi si radunano da soli per ricevere  un supplemento di generi alimentari. Non mancano mai ragazzi che hanno il corpo tutto pieno di piaghe e per loro offriamo medicamenti adatti e antibiotici.

Vale la pena faticare per portare gioia, speranza, fiducia in tanti fratelli lasciate spesso soli anche dalle loro famiglie. La nostra presenza è segno tangibile dell’amore di Dio per loro.

Esperienza missionaria in Malawi

C’è chi decide di trascorrere l’“estate in missione” come opportunità per conoscere una cultura diversa dalla propria e per rendersi in qualche modo utile a chi è nel bisogno. Per don Riccardo Paltrinieri, la permanenza in Malawi, dal 2 al 30 agosto scorsi, ha significato qualcosa in più: una vera e propria esperienza di Chiesa, perché vissuta soprattutto come presbitero, in una sintonia di spirito e di intenti con la zia Germana, missionaria FALMI da 42 anni in Malawi come medico, la consorella Anna e le due giovani malawiane in formazione Felesia e Marta.

Ospite presso la loro casa, nel cortile dell’ospedale di Lunzu, ogni mattina nella Chiesa della struttura il giovane sacerdote ha presieduto la messa e predicato in inglese per le religiose, il personale e quanti desideravano partecipare, imparando, inoltre, alcune parole in chichewa, l’idioma locale. “Nel corso della mia visita in Malawi un momento molto importante è stata la messa quotidiana e l’annuncio della parola di Dio. Poter pregare e celebrare con loro mi ha dato l’opportunità di cogliere e di fare emergere ciò che nel Vangelo poteva illuminare il nostro stare insieme, e così sperimentare una vicinanza e una comunione nel Signore”.

Partendo dalla Chiesa dell’ospedale, poi, ogni giorno don Riccardo ha partecipato a numerosi appuntamenti ecclesiali e non: “un matrimonio, un funerale, la professione solenne di due giovani frati cappuccini malawiani, la consacrazione di una chiesa nuova, le inaugurazioni di pozzi e di asili, poi il 25° di professione religiosa, nella congregazione dei Padri Monfortani, dell’Arcivescovo della Diocesi di Blantyre, a cui appartiene la parrocchia di Lunzu – spiega -. È stato un agosto davvero intenso, pieno di occasioni. Ho potuto conoscere e parlare con diversi sacerdoti, per cercare di capire come vivono e testimoniano il Vangelo in quel contesto. Ho visto e apprezzato come, nonostante le chilometriche distanze da percorrere a piedi, sia ampia e vivace la partecipazione alla messa, che è per queste comunità un vero e lungo momento di festa, con canti e danze. Mi hanno accolto tutti con grande calore – precisa – e sono rimasto davvero colpito dalla loro straordinaria ospitalità”.

Certo, le difficoltà non sono mancate, ad esempio nell’adattarsi a non avere acqua ed elettricità in modo continuativo, nei lunghi viaggi su strade sterrate, nel confrontarsi con abitudini di vita e stili di preghiera diversi. Tutto questo, che è, per così dire, il pane quotidiano della missione, sottolinea don Riccardo, “mi ha aiutato a capire quanto sia importante un atteggiamento di umiltà e servizio. Ammetto che di primo istinto ti viene da cercare soluzioni ai tanti problemi, ma poi è emersa la necessità di dare maggiore spazio all’ascolto e alla comprensione; mi sono proprio chiesto cosa mi potevano insegnare, in un profondo spirito di condivisione”.


Nelle carceri una lezione di umanità

E davvero tanto ha imparato don Riccardo, già in servizio come cappellano a Rebibbia, dalla visita alle carceri insieme ad Anna Tommasi. “Porterò sempre nel cuore e nelle preghiere le persone che ho incontrato. Emozionante la S. Messa nel carcere di massima sicurezza di Zomba con canti in chichewa, in inglese e persino in latino! Il servizio consisteva principalmente nel portare, insieme ad Anna e ad altri volontari, cibo, indumenti, sapone, qualche medicina, per alleviare le condizioni dei detenuti. Ma, pur nella semplicità dell’aiuto offerto, devo riconoscere che aver passato del tempo con loro, in quei luoghi, in quelle situazioni, tra i loro problemi e le loro richieste, è stata una tra le esperienze evangeliche più significative che ho finora vissuto. In verità non è facile descrivere questa esperienza, o confrontarla con quella che ho fatto a Rebibbia, perché è stata proprio differente, complessa, oserei dire, per certi versi, paradossale. Ho visto e toccato con mano tanta miseria e sofferenza, ma, allo stesso tempo, anche la forza d’azione della carità e i suoi mirabili frutti. Ad esempio nel carcere giovanile di Bvumbwe, dopo la celebrazione della S. Messa domenicale, abbiamo festeggiato quelli che hanno superato l’esame di maturità, o Graduation. È stato un momento speciale, toccante, di grande commozione”.


Compagni di viaggio

Ma qual è l’insegnamento più grande che don Riccardo ha portato con sé dal Malawi? “Una delle prime cose che ho notato – afferma – è che là tutti camminano, sempre e dovunque. I piedi sono di fatto il principale mezzo di trasporto: si cammina per raggiungere le diverse destinazioni, per cercare un lavoro alla giornata, per portare a casa del cibo o dell’acqua… Così ho realizzato che loro sanno molto meglio di noi cosa significhi camminare, il valore che risiede nella fatica del cammino. E tutto questo – sottolinea – si può applicare perfettamente alla vita di fede, perché chi vuole seguire Gesù deve mettersi in cammino. Dunque, come ho detto diverse volte agli amici del Malawi, aggiustando pian piano la pronuncia, TIYENDE PAMODZI, cioè camminiamo insieme! Un invito, questo – conclude don Riccardo -, che desidero portare, d’ora in poi, anche tra le nostre comunità e tra i nostri gruppi ecclesiali”.

Don Riccardo Paltrinieri

Our young friends

It has already become a tradition that in the months of June-July we welcome friends , old and new, from Scotland. Most of them are students accompanied by some of their teachers. We have seen them grow in age and knowledge now that some of them are university students in their first second or third year.  This shows the power of education  and practical reaching out at an early age.

I am always so astonished to see these young people coming to Malawi with the only aim to give a helping hand, to share what God has given them with their friends here, to offer dignity, respect and love to prisoners. No tourist visits, on their programme, only schools, disabled children camp, visits to prisons. And they take all this very seriously!! They are fundraising the whole year to be able to help the most vulnerable people in Malawi.

And that very boys and girls love an elderly sister is also very surprising! They are so kind to me and joyfully helping in whatever they can to relieve the suffering of sick prisoners, young offenders,  women and children.

On July 1st , the whole group from St. Margaret’s High came to our headquarters within St.Pius X Parish’s premises. We are so happy and honoured to welcome our visitors. And after lunch they ask me to sit and they come with their contributions for different projects. Sophie and Zoe handed over the money for a nursery school, Aoife, Rebecca, Rachel, Melissa, Victoria, Natalie had the money for the orphanage play park. They also gave a big contribution  towards a lawyer’s course for one of our staff, Martin Banda. And then more help bail applications etc.

How could I forget the shopping in a wholesale shop with Lauren, Daniel, Carly and Rebecca?  There they were, counting hundreds of thousands of kwacha and adding more items. It was indeed touching for me!!! With them we visited Mulanje prison to handout 250 blankets and special food items for prisoners whose health had deteriorated to the point that they could hardly stand and walk. About two hundred of severely emaciated  young men, with just a few rags on their bodies, in spite of the cold season, and no blanket for the night.

On Sunday afternoon of July 3rd my car was fully packed with blankets, sugar, dry fish, soap and all the clothes the young people could get from their friends. It took time before we could literally squeeze in Daniel, Carly, Rebecca and Lauren. Our distribution went on very smoothly and the emaciated prisoners could hardly believe that they were holding a  full packet of  sugar of one kg. I usually give half. They were delighted to receive anew blanket from the hands of lovely girls. Some were literally falling on their knees to show their gratitude.

Also the visit to Zomba Maximum Security Prison was a very memorable time. The inmates on death row recognized them and were so happy to see these young people back to visit them.  Our youth are really able to do great things!!!

I had mentioned my 50th anniversary of consecration to God in one of my e-mails long before June and when Lauren came to spend some days with us she had  a lovely wrist watch and a beautiful card for me for my golden jubilee.

When you mention golden jubilee you come to think of elderly people, of a long past, but gold reminds us also of brightness, of preciousness, of mature wheat field ready to reap. Well I feel all this is true and present in my life. I am elderly  by birth date, but I feel young and still have dreams  and hopes for the future. God’s merciful love has accompanied me during these long fifty years  and has made my life precious and has brightened my days. He has given me much more than I could even think of and I joyfully give thanks and praise to Him.

Giubileo nel giubileo

Proprio così,  perché mentre in tutta la chiesa celebriamo il giubileo della misericordia io vivo anche il mio “golden jubilee”,  giubileo d’oro, come lo chiamano gli inglesi. Ho quindi un motivo in più per celebrare l’amore misericordioso di Dio che mi ha chiamata a seguirlo e mi ha sostenuta lungo tutti questi 50 anni di vita missionaria. La fedeltà alla chiamata è dono suo, è pura grazia, è manifestazione della sua misericordia che non tiene conto della nostra pochezza o dei nostri limiti, ma chiede solo un cuore aperto per a accoglierla e la disponibilità a donarla.

“Celebrate il Signore perché è buono, eterna è la sua misericordia”, recita il salmo 135, il grande inno pasquale, che esprime pienamente i sentimenti del mio cuore. Alle grandi opere compiute da Dio per il Popolo Eletto, posso sostituire tutto ciò che Egli ha fatto per me durante questi 50 anni e cantare tutta la mia gratitudine. Egli mi ha chiamato fin dalla mia giovinezza…..mi ha inviata come sua missionaria…..mi ha sostenuta nelle prove….. mi ha consolato nel dolore….perché eterna è la sua misericordia. Il mio salmo può continuare a lungo per lodare, ringraziare e benedire.

Veramente il Signore compie meraviglie nonostante le nostre miserie, i nostri limiti, le nostre debolezze, i nostri peccati. Quanto è consolante sentirsi perdonati, amati, avvolti nella sua misericordia senza limiti. A me piace considerare la mia lunga vita come una splendida giornata benedetta da Dio e resa piena dalla sua presenza amorosa.

La vita missionaria in Tanzania, iniziata a 24 anni, come un’alba radiosa, carica di aspettative, di sogni e di speranze.  Poi venticinque anni trascorsi a Roma, principalmente per un  servizio fraterno, come il meriggio che riscalda e fa maturare. Ora, in età avanzata, vedo la mia vita qui in Malawi come un meraviglioso tramonto carico di fuoco, come quelli che spesso contemplo tornando a casa la sera, il fuoco del suo amore per me, per i bambini di cui mi prendo cura, per i carcerati, per i poveri, per tutti coloro che incontro sul mio cammino.  Che questo fuoco possa bruciare fino all’ultima ora della mia vita!

Con S. Paolo posso ripetere “A Colui che ha il potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, a Lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni nei secoli dei secoli. Amen” (Ef. 3, 20-21)

Trasferire i carcerati

Sono tornata da poco dalla visita al carcere di Chikwawa, una delle undici prigioni che visitiamo ogni mese, e mi viene spontaneo dare uno sguardo alla giornata e considero che nella maggior parte dei nostri viaggi si realizza un’opera di misericordia molto insolita, forse unica nel suo genere, ed è quella di traportare i carcerati. Proprio così! Anche stamattina sono riuscita a far entrare nel furgone della mia macchina 10 carcerati più due guardie che li accompagnavano e un mio collaboratore. Davanti c’ero io al volante e due nostri ospiti dall’Italia alquanto sorpresi per tale trasferta. La sorpresa ha poi raggiunto l’apice quando ad aprirci il cancello della prigione è venuto un carcerato!

Il sistema carcerario del Malawi non ha i fondi necessari né i mezzi di trasporto per fare spostamenti frequenti di pochi detenuti e allora viene in aiuto la mia macchina in occasione delle mie visite mensili. Non importa se viaggiano tutti pigiati come in una scatola di sardine, sono ugualmente felici di avvicinarsi a casa. Oggi abbiamo scaricato 10 detenuti nel carcere di Chikwawa e ne abbiamo riportato indietro cinque di cui quattro per prepararsi agli esami di stato che si tengono a Chichiri e uno per una condanna a lunga detenzione. Cosa che si ripete sovente perché nelle carceri più piccole non c’è sufficiente sicurezza.

Nel carcere di Chichiri, che attualmente ospita oltre 1900 detenuti,  c’è sempre chi chiede quando vado a visitare le altre carceri e si mette in lista di trasferimento presso l’ufficiale incaricato del welfare dei detenuti all’interno del carcere. La maggior parte chiede di avvicinarsi a casa andando nella prigione più vicina in modo che i parenti li possano visitare e portare qualcosa di diverso da mangiare. Altri, che sono venuti nel carcere  della città a motivo del processo, per sostener gli esami di scuola o per malattia, chiedono di ritornare da dove sono venuti. Altri li trasportiamo perché sono malati e nel carcere di Chichiri abbiamo una infermeria dove possono avere tutte le cure che altrove mancano. In tali casi io stessa chiedo con insistenza che mi concedano di portare i malati dove li possiamo assistere con amore e competenza.

Nelle carceri del Malawi non è previsto niente di particolare per chi è malato, eccetto le medicine. Ma un malato ha bisogno di cibo diverso adatto alla sua salute, di un letto dove riposare bene, di un ambiente igienico ecc. e tutto questo lo possono avere nella infermeria che ho potuto far costruire nel carcere di Chichiri con l’8 x1000 alla Chiesa Cattolica Italiana.

Durante la nostra visita abbiamo donato a tutti i 430 detenuti un pezzo di sapone per lavare e lavarsi. E’ poca cosa ma per loro molto preziosa perché di rado ricevono il sapone.  Abbiamo dato dei vestiti ad alcuni detenuti che stanno per uscire e non hanno niente di decente da mettersi addosso per tornare tra la gente. Abbiamo distribuito pesce secco e zucchero per i malati di TBC e sieropositivi perché in prigione hanno un pasto al giorno: polenta e legumi bolliti.

Ai detenuti che insegnano volontariamente nella scuola primaria e secondaria abbiamo rivolto parole di incoraggiamento e di plauso per il loro prezioso servizio. Ai cattolici abbiamo offerto qualcosa  in più in quanto membri della nostra famiglia. A tutti abbiamo donato  un sorriso e una parola di conforto assicurandoli che Dio li ama e non si dimentica di loro. Solo desidera e chiede la nostra conversione.

Oggi avevamo pure un regalo per la falegnameria del carcere. Da tempo ci avevano chiesto attrezzi per far funzionare la falegnameria. Abbiamo quindi portato pialle, martelli, seghe, squadre e altro grazie ad un contributo ricevuto dalla Caritas Italiana per aiutare carcerati ed ex-carcerati a lavorare secondo i loro talenti e preparazione.

Sono stanca, questa sera, ma in cuore ho la gioia di aver incontrato Gesù che ci ha detto “…ero in carcere e siete venuti a visitarmi…” Non ha specificato se era colpevole o innocente, soltanto che era dietro le sbarre e noi non lo abbiamo giudicato, non lo abbiamo emarginato, non lo abbiamo disprezzato, ma siamo andati per donare aiuto, conforto e speranza.

Il cuore è pure ricolmo di riconoscenza verso tutti coloro che con sacrificio e generosità ci aiutano materialmente e ci sostengono spiritualmente con la loro preghiera. Insieme a loro offriamo il dono della misericordia di Dio a tanti fratelli che soffrono nel corpo e nello spirito.

Ero in carcere

“Ero in carcere…”

Stasera, tornando a casa dopo una pesante giornata di visita a tre carceri, ho guardato il conta chilometri della mia Toyota e ho visto che ha già percorso 700 chilometri in meno di due mesi!  Ho percorso tanta strada per incontrare e servire Gesù presente nei più poveri dei poveri perché privi di libertà e sovente anche di dignità.

Sulla macchina, che stamattina era sovraccarica, sono rimaste solo delle buste e borse vuote, infatti si era andata via via alleggerendo durante la giornata. La prima tappa il carcere di massima sicurezza di Zomba dove ci attendevano più di 400 detenuti sieropositivi o affetti da  tubercolosi. Per loro avevamo pesce secco, uova e zucchero e un pomodoro tanto apprezzato. I carcerati hanno accesso ai farmaci antiretrovirali e vengono controllati regolarmente, ma ciò di cui hanno estremo bisogno è cibo proteico da unire alle medicine. Questo le prigioni non lo passano e tanti sarebbero morti senza il nostro aiuto alimentare. Il cibo è uguale per tutti, sani e malati anche molto  gravi: polenta con legumi bolliti una volta al giorno per tutti i giorni dell’anno per chi non ha nessuno che lo vada a trovare e gli porti qualcosa di diverso.

Alla lista dei malati abbiamo aggiunto una quarantina di detenuti in condizioni veramente miserabili sia da un punto di vista fisico che mentale, situazioni difficili da immaginare. Quasi non credevano ai loro occhi quando hanno visto lo zucchero, il sapone il pesce ecc. Le loro mani tremavano di bramosia, sembravano bambini. Per loro avevamo anche un pezzo di sapone medicato diviso a metà perché non ne avevo a sufficienza. Uno di loro con tanto sussiego ha chiesto di cambiarglielo perché il coltello era andato per sbieco quindi gli aveva rubato un pochino di sapone. Ma casi miserabili come quelli aiutati ce ne sono molti nel carcere di Zomba. Gente che ha perso la testa o che da anni non vede un familiare. Sogni di poter dare qualcosa a ciascuno per veder rifiorire delle sembianze umane sui loro volti, ma le mie finanze non me lo permettono. Gesù deve ancora attendere.

Che consolazione invece quando ho detto ad uno di questi detenuti che stava bene e non capivo perché era insieme agli altri. Uno di quelli che mi aiutava mi ha allora ricordato che era uno dei detenuti più bisognosi aiutati nel mese di luglio. Incredibile il cambio fisico che aveva fatto con il poco aiuto ricevuto da noi! Belli i miracoli della carità!!!

A Zomba ci sono 30 condannati a morte che ci attendono ogni mese. Siamo le uniche persone che li possono visitare e confortare. Preghiamo con loro e infondiamo speranza mentre porgiamo il dono di un pezzo di sapone, qualche pesce secco e dello zucchero. A volte il dentifricio con lo spazzolino e la crema per la pelle. Dipende dagli aiuti che ricevo. Avevo chiesto al direttore Generale delle carceri il permesso di registrare i loro canti per mandarli in onda su Radio Maria Malawi ma non ha accettato solo perchè sono condannati a morte….. e forse non dovrebbero esistere fin da ora. Grazie a Dio da oltre 15 anni non ci sono esecuzioni in Malawi pertanto si spera che la pena di morte venga tolta dalla legislazione. Intanto c’è stata la revisione di alcuni processi e due condannati a morte sono usciti per aver finito di scontare la pena.

Una trentina di donne con 3 bambini ci attendevano nel loro reparto. Stanno meglio di tutti gli altri detenuti, ma  sono felici quando le vado a visitare e possiamo pregare e cantare insieme anche se per poco. Sette di loro sono state condannate a vita, alcune parecchi anni fa, ma non c’è ancora stata revisione del processo. Stiamo cercando di ricuperare i loro fascicoli alla High Court per fare appello in cassazione per riuscire ad avere la sentenza mutata in un certo numero di anni di reclusione. Qui carcere a vita significa che si muore in prigione.

Oggi abbiamo lasciato nel carcere di Zomba tanto materiale didattico: quaderni, penne, matite, gesso, risme di carta, righelli ecc. perché da lunedì 8 settembre le scuole hanno riaperto i battenti. E’ il terzo anno che la Fondazione tedesca Johannes Beese ci manda un notevole contributo per fornire le scuole all’interno delle carceri che noi visitiamo. Per me è una grande soddisfazione perché la scuola è uno dei mezzi più efficaci per il ricupero dei detenuti, la chiamo l’autostrada per da percorrere per chi vuole raggiungere un nuovo futuro. Anche nel carcere minorile di Mikuyu abbiamo lasciato il materiale e con gioia abbiamo visto i ragazzi durante le lezioni fatte dai loro coetanei, con qualche conoscenza in più, rispettati e riveriti come se fossero grandi professori.

Nella zona di Mikuyu a circa 15 km. da Zomba, ci sono due carceri: uno giovanile e l’altro per adulti. Ci fermiamo prima dai ragazzi lasciando  per tutti sapone e zucchero mentre per i sieropositivi ci sono alimenti proteici che mancano nella povera dieta carceraria. Mi colpisce sempre l’urlo dei ragazzi detenuti, seduti nel cortile interno, quando mi vedono entrare. E’ venuta nostra madre! E’ vero! Molti di loro non hanno visto la mamma da quando sono entrati in carcere e ogni mese accolgono me come tale.

Nel pomeriggio inoltrato visitiamo Mikuyu 1, carcere con oltre 200 detenuti adulti che lavorano la terra come trattori umani. Mentre salivamo la collina guardavamo le distese di terreno coltivato la Solo dalle linee dei solchi si poteva dedurre che erano stati fatti a mano, con la zappa dal manico corto che usano qui. Qui si dice “carcere di lavoro duro” e a Mikuyu 1 lo è veramente nella coltivazione di tanta campagna.

Arrivata a casa, mentre tolgo dalla macchina le mie cose personali rivedo alcuni dei volti incontrati nella corsia  N° 11 dell’ospedale generale di Zomba, costruita proprio per i carcerati. Ogni mese la visitiamo e la chiamo l’anticamera dell’inferno. Oggi la situazione era discreta e non c’era nessuno in fin di vita. Solo alcuni detenuti molto anemici ai quali abbiamo potuto dare un supplemento di latte in polvere. Se fossimo più vicini si potrebbero visitare ogni settimana, ma il diesel costa molto, la macchina consuma e 80 chilometri sono tanti perciò non possiamo permetterceli più di una volta al mese.

Chiudo la macchina e la guardo con amore e riconoscenza grande verso chi me l’ha donata. E’ la mia inseparabile compagna, che mi permette di percorrere centinaia di chilometri ogni mese per visitare 11 prigioni. E’ la testimone di tante gioie e non poche delusioni, di giorni segnati da grande speranza e da scoraggiamenti altrettanto forti, sfoghi di rabbia e di dolore nel vedere calpestati i più elementari diritti umani. Come il giudice per i minori che non fa una piega quando gli dico che un ragazzo è ancora nel carcere minorile di Bvumbwe dopo che il suo tempo era scaduto da un anno intero, neanche fosse stato in vacanza!

A volte mi interrogo sul senso e sulla validità del mio apostolato nelle carceri, mi chiedo se valga la pena proseguire, ecc. ecc. E’ allora che l’esempio e le parole di Papa Francesco mi danno nuova forza, coraggio e speranza per continuare a visitare Geù che ci ha detto “Ero in carcere e siete venuti a visitarmi” Mt. 25

 

Anna Tommasi

Missionaria FALMI in Malawi